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Walter Catalano, Applausi per Mano Sola. Dai sotterranei del Novecento

Firenze, Clinamen, 2001, Euro 13,94.

di Giuseppe Gorlani

Se il titolo non dà alcuna indicazione immediata sul contenuto del libro, il sottotitolo, invece, rimanda senza indugio all'oscuro, allo ctonio, a ciò che sta nascosto, ma anche al complesso, al labirintico e quindi a conoscenze esoteriche o sedicenti tali. Nei sotteranei si possono apprendere cose per loro natura non adatte ad essere rivelate alla superficie, ma in essi ci si può altresì smarrire e pertanto servono una lampada e una mappa, strumenti alle cui funzioni questo volume assolve con efficacia. Le modalità per accendere la lampada e utilizzare la mappa sono, a me sembra, anticipate nel titolo che chiaramente riecheggia il celebre koan Zen «Qual'è il suono di una mano sola?»: domanda paradossale per mezzo della quale il Maestro cerca di provocare nel discepolo il risveglio di facoltà sovrarazionali. Le dottrine orientali della Non-dualità, alle quali il Buddhismo Zen appartiene, insegnano inoltre ad osservare tutto o a sperimentare quello che sembra adattarsi alle proprie esigenze di apprendimento senza però identificarsi ciecamente con l'esperienza. Nei sotteranei e nei labirinti è indispensabile viaggiare con circospezione, attenti a cogliere il più piccolo segnale, poiché da ciò può dipendere il buon esito della ricerca intrapresa o addirittura la salvezza della propria anima.

Walter Catalano, con uno stile lieve ed intrigante, ma con puntigliosa accuratezza, ci parla di Gurdjieff, dell'Enneagramma, di René Daumal, di Junger e della sua esperienza psichedelica, di Schwaller de Lubicz, di Scientology e di Hubbard, di Wilhelm Reich, assassinato brutalmente nelle prigioni americane, di Jung, del nazismo magico, e di Bolscevismo e Cosmismo Russo. Il lettore, anche quello che avesse già una buona conoscenza degli argomenti trattati, verrà introdotto in una trama fitta, ma niente affatto caotica, di informazioni, relazioni, nozioni e curiosità che lo aiuteranno ad orientarsi nelle tortuose vastità dell'esoterismo novecentesco.

Va notato, tuttavia, che l'Autore non si limita ad una fredda e impersonale esposizione di dati, bensì partecipa sottilmente alla narrazione con sentimenti propri, trasmettendoci, per esempio, un giusto sdegno per il crudele trattamento riservato a Reich; oppure, manifestando un particolare interesse, o forse ammirazione, per figure quali Gurdjieff o Daumal; o illuminando in modo spietato alcuni aspetti "commerciali" della Scientologia; o, ancora, suggerendo la necessità di una rilettura di Jung, dal punto di vista del contributo che questi diede all'approccio alla Conoscenza di Sé. In tale partecipazione sta, secondo me, uno dei principali pregi dell'opera.

A proposito di Jung, è interessante notare come l'indologo José Pereira, sostenitore di una progressiva "indianizzazione" del pensiero occidentale, riassunta in tredici archetipi, dei quali il tredicesimo sarebbe "Interiorità yogica", e cioè «la convinzione che il sé possa essere sperimentato immediatamente e non nel riflesso delle esperienze del mondo esterno», scriva, citando R. C. Zaehner, che il trapianto di esso nella mentalità dell'Occidente «fu in gran misura opera di Jung, il quale 'con la pratica della psicologia del profondo [...] ha fatto nel ventesimo secolo d. C. quello che gli indù fecero forse nell'ottavo secolo a. C.'; egli ha scoperto empiricamente l'esistenza di un'anima immortale nell'uomo, dimorante fuori del tempo e dello spazio, che può essere effettivamente sperimentata» (Manuale delle Teologie Induiste, Roma, Ubaldini, 1979, pp. 21 e 22).

E infine, per chi volesse approfondire i temi trattati, in appendice vengono date alcune esaurienti pagine di "Riferimenti Bibliografici".

 

Giuseppe Gorlani

 

 

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Articolo inserito in data: martedì, 12 febbraio 2002.

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