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Fenomenologia dell'avvicinamento: Jünger e l'esperienza psichedelica

di Walter Catalano

da «Diorama Letterario», n. 222-223, febbraio-marzo 1999.

«Feared neither death nor pain,
for this beauty;
if harm, harm to ourselves.
»
(Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

«L'universo è infinito, ma è l'uomo con il suo sguardo che lo restringe o lo allarga. La differenza tra gli uomini è qui: ci sono approcci - idee, comportamenti - che restringono il campo visuale, altri che lo allargano.»
(Albert Hofmann)

«Le droghe ci annoiano col loro paradiso.
Ci diano, piuttosto, un po' di conoscenza.
Noi non siamo un secolo da paradisi.
»
(Henri Michaux - Connaissance par les gouffres)

 

Ernst Jünger

Ernst Jünger oltre il muro del tempo: fra le mani una delle clessidre della sua collezione.

 

«Meglio essere un delinquente che un borghese» aveva dichiarato lapidariamente il giovane Ernst Jünger. Per lui il mondo della borghesia, visto soprattutto come il mondo della mediazione, poteva essere almeno esorcizzato, se non annichilito, dall'azione: azione come allontanamento, come fuga dal noto, immersione in quel magma primario caro alla poesia di Gottfried Benn e allo spirito dissolutivo tipico dell'epoca.
La Legione Straniera, l'arruolamento fra i primi volontari del conflitto mondiale e tutto il periodo del cosiddetto nihilismo eroico possono essere ricondotti a quest'unico impulso: la fuga, l'allontanamento. È la fase negativa del solve alchemico.
L'esperienza della droga, il lavacro delle acque corrosive, non compare però nel momento massimo dell'azione ma in quello successivo: la crisi, il contraccolpo posteriore alla sconfitta, l'arido dopoguerra. È con la delusione e la riflessione, con la presa di coscienza dei funesti limiti che l'azione comporta, che sorge la necessità di trasformare il magma in humus, di far succedere al solve il coagula.
A questa seconda fase del pensiero jungeriano, in cui il centro gravitazionale dell'attenzione si sposta dall'allontanamento all'avvicinamento -resta quindi identico, capovolgendo la prospettiva- appartiene la ricerca dell'Antonio Peri di Heliopolis, «uomo totalmente sedentario...che esplora gli arcipelaghi oltre gli oceani navigabili, servendosi di droghe come veicolo»1. Anche a Jünger come al suo personaggio «le droghe [...] servivano come chiavi per entrare dentro le cavità e le grotte di questo mondo»2.

 

Jünger giovane

Jünger ufficiale

Il giovane Jünger durante la Prima Guerra Mondiale insieme a un camerata delle truppe d'assalto.

Ernst Jünger in divisa di ufficiale della Wermacht, poco dopo l'occupazione di Parigi.

 

L'avvicinamento è il tema unico dell'ultimo Jünger, avvicinamento al muro del tempo, a quella linea che va scavalcata ed oltre la quale «il niente si ritirerà in se stesso, abbandonando sulla riva i tesori che le sue onde avevano sommerso»3. L'esternazione più sistematica, per quanto sistematico sia un aggettivo assai poco jungeriano, di questa tensione è contenuta in un libro del 1970: Annäherungen. Drogen und Rausch, "Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza", tradotto nel 1982 da una piccola casa editrice oggi scomparsa e purtroppo mai più ripubblicato4. Opera complessa e multiforme, un po' testimonianza di esperienze personali e rievocazione di personaggi emblematici, un po' trattato di storia e critica della letteratura sulla droga, in cui l'autore affermava:

«Non mi interessa tracciare un catalogo delle droghe -questo compito posso lasciarlo ai droghieri- bensì accennare allo stato che esse provocano e col quale bisogna fare i conti».

Dagli inebrianti -come alcool, etere o cloroformio- agli eccitanti -come tè, caffè o tabacco- dagli euforizzanti -come oppio e coca- agli allucinogeni -come cannabis, amanita muscaria, solanacee e peyotl (seguiamo, come Jünger, il vetusto ma sempre valido atlante del farmacologo Louis Lewin Phantastika)- lo sperimentatore ci guida attraverso una serie di posizioni e stati diversi ma univoci: chiavi differenti che aprono differenti porte su un'unica stanza.
Il percorso è tortuoso e accidentato, la divagazione abbonda, le geometrie ad ispirarne la traiettoria, rigorosamente non euclidee.

«Shakespeare parla una volta, nel Sogno di una notte di mezza estate, del sonno 'comune' che egli distingue da uno stato di più intensa fascinazione, uno stato magico. L'uno porta i sogni, l'altro le visioni e le profezie. Similmente, anche l'ebbrezza provocata dalla droga produce effetti particolari, difficili da definire. Chi ricerca quell'ebbrezza è animato da intenzioni particolari. E chi usa la parola droga in questo senso presuppone un'intesa con l'ascoltatore o con il lettore, intesa che non consente una definizione more geometrico. Egli penetra con loro in una zona di confine»5.

 

Jünger e Hofmann

Jünger in compagnia di Albert Hofmann, il chimico che sintetizzò l'LSD.

 

In una lettera ad Albert Hofmann, il chimico svizzero che sintetizzò la dietilamide dell'acido lisergico, il potente ed arcinoto LSD, Jünger precisa:

«Le incrinature non sono solamente punti di esplorazione, ma anche di distruzione. Paragonati agli effetti delle radiazioni, quelli delle sostanze magiche sono più genuini e molto meno violenti. Ci conducono in maniera esemplare oltre l'uomo.
In un certo senso Gurdjieff lo ha già intuito. Il vino ha già cambiato molto, ha portato con sé nuove divinità e una nuova umanità. Ma rispetto alle nuove sostanze è come la fisica classica rispetto alla fisica moderna. Queste cose dovrebbero essere sperimentate solo in ambienti circoscritti. Non sono d'accordo con le idee di Huxley, secondo cui le masse dovrebbero avere l'opportunità di conoscere la dimensione trascendentale
»6.

Come viene spiegato in Avvicinamenti:

«L'ebbrezza nel senso dell'avvicinamento dovrebbe essere limitata a luoghi e a tempi, a zone riservate, al di fuori del mondo della tecnica».

La considerazione di Jünger già contiene in nuce l'obiezione più solida ad un fenomeno non ancora completamente svolto all'epoca della sua scrittura. Il democratico entusiasmo di Aldous Huxley nei confronti dell'ineffabile "medicina moksha" -fondamento del suo classico sull'argomento Le porte della percezione, del seguito Paradiso e Inferno o del suo ultimo romanzo L'Isola- si sarebbe decisamente smorzato se il notevole scrittore inglese avesse potuto constatare gli effetti della diffusione massificata degli psichedelici nella seconda metà degli anni sessanta.
Dopo la cosiddetta "summer of love" del 1966, dopo l'ingresso trionfale degli stati alterati di coscienza nell'immaginario giovanile e nel pubblico mercato7, dopo le speculazioni astutamente orchestrate da personaggi fortemente ambigui e ciarlataneschi come Timothy Leary e gran parte degli esponenti della Beat Generation8, dopo la rapida combustione di quell'effimero carnevale, le "brecce nel muro" care ad Huxley sono diventate solo un prolungamento del muro stesso. Il mondo della tecnica e del consumo è incapace di trascendere un uso impropriamente ludico e 'pirotecnico' di sostanze selezionate in funzione di un'altra sfera: un mondo che ha ucciso il rito e l'otium resta facile preda del tossico.

«Non si può considerare la mescalina come una sostanza priva di pericolo, come fa Huxley. È vero che i danni che si possono sospettare sono poco rilevanti se messi a confronto con quelli provocati dall'alcool, dal tabacco, dalle pillole. Ma bisogna pensare che essa rinforza la posizione iniziale e che questa può essere debole o sbagliata. Così un bambino, come l'apprendista stregone, potrebbe acquisire una forza che egli è incapace di dominare [...]. Anche l'insignificante potrebbe essere potenziato, come nel caso della dattilografa che vedeva montagne di panna montata»9.

Sempre più emblematica per antitesi è ancora la figura jungeriana di Antonio Peri che "non viaggiava per evadere nell'ignoto, ma come un geografo" e che, una volta mortalmente ustionato,

«tra le sofferenze rifiuta la morfina. Ciò che lo aveva spinto a muoversi non era il piacere e neanche l'avventura. La curiosità certamente, ma una curiosità che era andata sublimandosi, finché egli non giunse davanti alla porta giusta. Di fronte ad essa non c'è bisogno di chiavi; si apre da sola»10.

Huxley, dal canto suo, preferì un'altra soluzione; in punto di morte richiese un'ultima iniezione alla moglie: «LSD -provalo intramuscolare- 100 mmg.»

La relazione sacrale, magica fra il qui e ora e l'altrove, fra l'attuale e -termine così caro a Jünger- das Eintretende, ciò che sopraggiunge, che l'ebbrezza induce in gradi diversi a seconda della sostanza e della dose ma inequivocabilmente, è colta con precisione dall'autore, in grande sintonia rispetto ad altri psiconauti del Novecento che sembrano tutti perfettamente concordi su questo punto.

«L'evocazione era compresa nel medioevo nel numero dei crimini capitali. Le apparizioni erano più degne di fede di quanto non lo siano oggi. Per Faust [...] la preoccupazione è solo che l'evocazione riesca. Scrupoli religiosi o morali non lo tormentano più. In modo del tutto analogo, nel nostro tempo l'uomo spirituale e amico delle muse si chiede che cosa possa offrire la droga. In fondo, per lui non può trattarsi dell'incremento motorio delle sue forze, né della felicità o dell'assenza di dolore. Non si tratta nemmeno di un modo per acuire ed affinare le capacità percettive, quanto piuttosto, come nel gabinetto di Faust, di 'qualcosa che sopraggiunge' [...]. Un tempo non si avevano dubbi sul fatto che nell'evocazione, ottenuta grazie all'ascesi o grazie ad altri mezzi, sopraggiungesse qualcosa di estraneo [...]. Decidere se ciò che sopraggiunge venga dall'esterno o dall'interno, se abbia quindi origine nell'universo o nel profondo di se stessi, è però una questione soltanto formale»11.

Si confronti il passo con il seguente di Henri Michaux:

«All'indiano bastava pronunciare il nome del dio che adorava, perché, comandato dalla parola, questi gli apparisse. Quello che si impara dalla demonologia sembra ormai rendersi chiaro, e cioè che il nome è tutto. Verificato qui. Il demonio, una volta chiamato, apparirà, anche se non esiste, a chi ha commesso l'imprudenza o l'audacia di pronunciare il nome suo, trovandosi in stato secondo (sia che la trance venga dall'esaltazione per via di fede, o attraverso la danza, e che, più semplicemente, come accadeva nel mondo intero e secondo il rituale, si sia prima masticato qualche foglia di datura o le estremità fiorite della canapa indiana).
Quanto all'occidentale del giorno d'oggi, che da tanto tempo non crede negli dei, e che sarebbe incapace d'immaginare una forma in cui essi potessero apparirgli, ciò che la mente coglie, il solo dio che ancora percepisca e che sarebbe vano adorare, è l'infinita relatività [...]. In mancanza di dei: Pullulazione e Tempo»12.

Ma lo stesso Michaux, in un'esperienza successiva, testimonia:

«Ho visto le migliaia di dei. Ho ricevuto il dono stupefacente. A me senza fede (senza sapere la fede che potevo forse avere), essi sono apparsi. Erano lì, presenti, più presenti di qualsiasi cosa od essere abbia io mai guardato. Era impossibile, lo sapevo bene, eppure. Eppure essi erano lì, schierati a centinaia, gli uni appresso agli altri (ma migliaia d'altri appena percettibili seguivano, ben più che migliaia, un'infinità). Erano lì. quelle persone calme, nobili, tenute sospese nell'aria da una levitazione che pareva naturale, leggerissimamente mobili o piuttosto animati, ma sul posto. Loro, le persone divine, e io, soli, al cospetto. Immerso in una specie di riconoscenza, appartenevo loro. Ma insomma, qualcuno potrà dirmi, che credevo? Rispondo: Che bisogno avevo di credere, visto che erano lì?»13.

Anche lo spirito dionisiaco e sregolato di Antonin Artaud sembra confermare un'impostazione analoga:

«Col Peyotl succede come con tutto ciò che è umano. È un principio magnetico e alchimico meraviglioso a patto di saperlo prendere, cioè nelle dosi volute e secondo la gradazione voluta. E soprattutto di non prenderne a contrattempo e a sproposito. Se, dopo aver preso il Peyotl, gli Indi diventano come pazzi, vuol dire che ne abusano fino a raggiungere quel punto d'ebbrezza disordinata in cui l'anima non è più sottomessa a niente [...]. Superare il necessario è saccheggiare l'azione. Dio, dicono le tradizioni sacerdotali tarahumara, scompare immediatamente quando se ne abusa e in sua vece viene lo Spirito Maligno»14.

A questi stessi percorsi potremmo ricondurre anche gli esperimenti di René Daumal con gli stati di "mort-dans-la-vie" sotto l'influenza del tetracloruro di carbonio descritti in L'Asphixie ou l'expérience de l'absurde e in Une expérience fondamentale, tracciando così un itinerario molto preciso che, dal Kubla Khan di Coleridge e dalle Confessioni di un mangiatore d'oppio di De Quincey, attraverso i racconti di Poe, i Paradisi artificiali di Baudelaire e al rimbaudiano "long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens", ci trasporta nel cuore del Novecento esattamente über die linie.
La tossicomania si rivela sintomo di un disagio, proditoria riappropriazione di un orizzonte negato, tentativo di cura di una malattia più grave: come scrisse Jean Cocteau nel minuzioso diario della sua faticosa disintossicazione, Oppio15.

«Non sono un disintossicato fiero del suo sforzo. Ho vergogna di essere escluso da quel mondo in cui la salute rassomiglia all'ignobile film del ministro che inaugura la statua».

Se Gottfried Benn in Provozierties Leben giungeva ad esclamare: «Dio è una sostanza, una droga!», Walter Benjamin nei suoi appunti raccolti e pubblicati dopo la morte sotto il titolo di Sull'hascish16, accennava, meno iperbolicamente, ad un «ambiguo ammiccare del nirvana» ed alla convinzione di venire accolto

«nella comunità degli iniziati, le cui testimonianze, dai Paradisi artificiali di Baudelaire fino al Lupo della steppa di Hesse, mi erano tutte note [...]. Ho la sensazione di capire molto meglio Poe [...]. Meno uomo, più Daimon e Pathos in questa ebbrezza [...]».

Il senso di tali destini e la direzione dell'avvicinamento si mostrano, tra ombre e luci, nell'identica attesa di "ciò che sopraggiunge".

Al capolinea di questo tortuoso pellegrinaggio Jünger ha forse tutta la lucidità necessaria per tracciare un bilancio complessivo:

«L'estasi non è null'altro che un veicolo adatto all'avvicinamento ad un mondo in stato di riposo ed immobile in se stesso. Ci accontentiamo di essercene serviti come traghetto una sola volta. In ogni caso, si è trattato di una manovra, di un esperimento, di un giro di prova. Non c'è da aspettarsi che tutti lo facciano. Qui non vorrei andare così lontano come Huxley. Sarei propenso, piuttosto, a dar ragione a Gurdjieff, uno dei nostri maghi moderni, che debba cioè essere operata una scelta e poi, anche in seguito, la prudenza non deve diminuire [...]. Un tempo c'era molto spazio e poca paura, oggi c'è sempre meno spazio e la paura è sempre più grande. Questo non cambia nulla quanto alla libertà che è sempre ugualmente vicina e tangibile. Montherland ha reso tutto questo in una felice formulazione: "La liberté existe toujours. Il suffit d'en payer le prix". Chi vuole avere la libertà gratis mostra di non meritarla»17.

 


Testi Consultati:

Ernst Jünger, Avvicinamenti. Droghe ed Ebbrezza, Multhipla, Milano, 1982.

Ernst Jünger, Heliopolis, Rusconi, Milano, 1972.

Ernst Jünger, Martin Heidegger, Oltre la linea, Adelphi, Milano, 1989.

Albert Hofmann, LSD: I miei incontri con Huxley, Leary, Jünger, Vogt, Stampa Alternativa, Roma, 1992.

Albert Hofmann, Percezioni di realtà, Stampa Alternativa, Roma, 1993.

Albert Hofmann, Viaggi acidi, Stampa Alternativa, Roma, 1992.

Albert Hofmann, I misteri di Eleusi, Stampa Alternativa, Roma, 1993.

Aldous Huxley, Le porte della percezione/Paradiso e Inferno, La Grande Bevuta, Ferrara, 1978.

Aldous Huxley, L'Isola, Mondadori, Milano, 1963.

Louis Lewin, Phantastika, Savelli, Milano, 1981.

Timothy Leary, The Politics of Ecstasy, Paladin, London, 1970.

Henri Michaux, Miserabile miracolo - L'infinito turbolento, Feltrinelli, Milano, 1967.

Henri Michaux, Allucinogeni e conoscenza, Rizzoli, Milano, 1968.

Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi, Milano, 1966.

Jean Cocteau, Oppio, Edizioni del Formichiere, Milano, 1976

Walter Benjamin, Sull'hascish, Einaudi, Torino, 1975.

Ugo Leonzio, Il volo magico: Storia generale delle droghe, Sugarco, Milano,1969.

 

Note

1- Da una lettera di Jünger ad Albert Hofmann, in Albert Hofmann, LSD: i miei incontri con Huxley, Leary, Jünger, Vogt, Stampa Alternativa, Roma 1992. torna al testo ^

2- Da Ernst Jünger, Heliopolis, Rusconi, Milano, 1972. torna al testo ^

3- Da Ernst Jünger, Martin Heidegger, Oltre la linea, Adelphi, Milano, 1989. torna al testo ^

4- Ernst Jünger, Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza, Multhipla, Milano, 1982. torna al testo ^

5- Jünger, Avvicinamenti, cit. torna al testo ^

6- Hofmann, LSD, cit. torna al testo ^

7- Si ricordi solo lo slogan "feed your head" -nutri la tua testa- proclamato su vinile da un noto gruppo rock californiano in una canzone in cui il coniglio bianco di Alice apriva la strada per il Paese delle Meraviglie. torna al testo ^

8- Solo a titolo di esempio si consideri questo sintomatico frammento da Timothy Leary, The Politics of Ecstasy, Paladin, London, 1970: «La tua testa è lo spettacolo televisivo cosmico, baby. L'alcool intensifica la luminosità, la metedrina riverbera ed accelera l'immagine, l'LSD sintonizza ottantasette canali simultaneamente, l'hascish aggiunge il colore, la meditazione, i mantra, la preghiera, i mudra aggiustano il fuoco. È la tua testa, baby, è vecchia due miliardi di anni ed è dotata di tutti gli interruttori di controllo che la General Electric e l'IBN abbiano inventato ed un milione di altri ed è in connessione diretta con la Stazione Centrale delle Trasmissioni [...] così arràpati, sintonizzati, esci dal gregge ORA ! Turn on, tune in, drop out NOW!» torna al testo ^

9- Jünger, Avvicinamenti, cit. torna al testo ^

10- Jünger, Avvicinamenti, cit. torna al testo ^

11- Jünger, Avvicinamenti, cit. torna al testo ^

12- Henri Michaux, Miserabile miracolo/L'infinito turbolento, Feltrinelli, Milano, 1967. torna al testo ^

13- Michaux, cit. torna al testo ^

14- Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi, Milano, 1966. torna al testo ^

15- Jean Cocteau, Oppio, Edizioni del Formichiere, Milano, 1976. torna al testo ^

16- Walter Benjamin, Sull'hascish, Einaudi, Torino, 1975. torna al testo ^

17- Jünger, Avvicinamenti, cit. torna al testo ^

 

Walter Catalano

 

 

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Articolo inserito in data: mercoledì, 14 luglio, 1999.

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